Ritorno a Lords of the Fallen: 11 Anni Dopo è Ancora un Peso

Armature pesanti e architettura gotica in Lords of the Fallen 2014

Rigiocato undici anni dopo, nel 2025

Ci sono mondi che, anche dopo un decennio, continuano a chiamare. Mondi fatti di pietra, ferro e ombre, dove ogni passo risuona come un’eco dimenticata. Tornare su Lords of the Fallen (2014) è stato proprio questo: riaprire una porta arrugginita, consapevole che oltre ci sia qualcosa di bello… ma anche qualcosa di incompiuto.


🎨 Un Mondo di Pietra, Ferro e Peccato

La prima cosa che il gioco fa — ancora oggi — è guardarti negli occhi.
Le sue cattedrali gotiche emergono dalla nebbia come colossi addormentati; i corridoi sembrano scolpiti nella colpa, e le armature, enormi e minacciose, raccontano storie di epoche crollate.

Non importa che siano passati undici anni: l’estetica di Lords of the Fallen rimane una delle sue vittorie più nitide.
È un mondo severo, imponente, costruito con una cura quasi religiosa. Gli artisti di CI Games e Deck13 hanno lasciato tracce che non sbiadiscono — dettagli che ancora oggi invitano all’esplorazione, anche quando il viaggio stesso non sempre ripaga.


🐢 La Battaglia nella Tuta Subacquea

Poi arriva il combattimento. E qui, inevitabilmente, qualcosa si spezza.

Muovere Harkyn è come essere prigionieri di un’armatura che non ti appartiene. Non è solo lentezza: è inerzia.
È come se ogni colpo trascinasse dietro di sé una catena invisibile, ogni schivata fosse un salto in ritardo di mezzo secondo. Un ritmo che non ti avvolge… ti trattiene.

Nel regno dei soulslike, dove il tempo è tutto, Lords of the Fallen sceglie di farti sentire il peso.
Una scelta audace, forse. Ma non sempre efficace.

Quella “tuta subacquea” che senti addosso non è una sensazione passeggera: definisce ogni duello, ogni esperimento, ogni tentativo di giocare d’anticipo. E mentre tu cerchi la grazia, il gioco insiste nel ricordarti che qui non c’è danza: solo impatto.

La situazione non migliora negli spostamenti, resi più pesanti dalla mancanza del viaggio rapido tra i checkpoint. Un mondo bello da vedere… ma faticoso da attraversare.


📉 Una Difficoltà Che Si Spegne Troppo Presto

La curva di difficoltà segue un percorso strano, quasi contrario a ciò che dovrebbe essere.

All’inizio, il gioco ti mette alla prova.
Ma non per la complessità dei nemici: per la legnosità del sistema, per il tempo necessario a capire come muoverti con addosso un’armatura che sembra voler decidere al posto tuo.

Poi però tutto cambia.
Basta qualche livello, qualche armatura migliore, qualche magia più incisiva… e Harkyn si trasforma in un martello travolgente. Un eroe che non teme più nulla.

Le boss fight iniziano a somigliarsi, a scorrere come rituali già visti. Nessuna seconda fase, nessuna escalation, nessuna sorpresa. Solo figure imponenti che diventano spugne di punti vita da abbattere con metodologia, ma senza più quel brivido che dovrebbe incendiare lo scontro finale.

E quell’attesa di qualcosa di epico — di un momento in cui il gioco finalmente esplode — semplicemente non arriva.


✨ Conclusione – Un’Opera Imponente, Ma Zavorrata

Lords of the Fallen (2014) è un titolo che resta nella memoria per il suo mondo, non per il suo ritmo.

È un’opera che si muove lenta, pesante, imponente.
Un soulslike che sceglie la massa invece della precisione, l’architettura invece della danza, l’impatto invece del flusso.

Dieci anni dopo, il suo valore rimane chiaro: ha tentato una strada diversa. Ha osato un approccio più gravoso, più “medievale”, più statico.
Ma proprio quel peso, quella filosofia così rigida, lo trattiene dall’essere davvero grande.

È un buon punto d’ingresso per chi vuole esplorare il genere senza esserne travolto.
Ma chi cerca profondità, finezza e una sfida che cresce con te… finirà per avvertire la stessa cosa che ho avvertito io: un’armatura splendida, ma troppo pesante per correre davvero.

Voto personale: 6.5/10

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